TEATRO
Le rive come palcoscenicoTEATRO
Le rive come palcoscenicoGiornata Mondiale dei Fiumi 2026
Giornata Mondiale dei Fiumi 2026
L’ultima domenica di settembre il mondo celebra i fiumi. Per questa occasione, Atlante delle Rive propone un momento corale: un vero e proprio atto di teatro civile.
Di cosa si parla?
Storie d’acqua: di alluvioni e siccità, di lavoro e di cura.
Chi lo organizza?
La rete di Atlante delle Rive, che unisce teatri, associazioni, collettivi, artisti, tecnici, scienziati e cittadini.
Tutti nello stesso giorno, tutti connessi.
Come partecipare?
Scopri gli eventi del 27 settembre 2026 sulla mappa interattiva
Avvertenze per i navigatori
La rete di Atlante delle Rive è multiforme: raccoglie soggetti diversi, ognuno con la propria specificità. Gli eventi proposti racchiudono spettacoli, cammini e altre tipologie di attività.
Scoprile tutte consultando la mappa (in aggiornamento).
Il teatro dell’Atlante delle Rive racconta i fiumi d’Italia attraverso spettacoli che nascono dalla collaborazione tra artisti, scienziati e comunità locali. Ogni rappresentazione è un viaggio nel paesaggio idraulico del nostro paese, dove le opere dell’uomo si intrecciano con la natura in storie antiche e stratificate. Qui il palcoscenico diventa territorio e il territorio diventa racconto condiviso.
Gli spettacoli di Atlante delle Rive
Fiumi scomparsi
scritto e diretto da Rajeev Badhan
con Marco Paolini musiche e accompagnamento di Paolo Fresu
Lo spettacolo intreccia storie di fiumi e di acqua e del rapporto con gli umani sul territorio.
Realizzato con il sostegno di AcegasApsAmga in partnership con Barcolana
9 ottobre 2025 17:30 – Generali Convention Center Trieste
BESTIARIO IDRICO
uno spettacolo di Marco Paolini
scritto con Giulio Boccaletti
collaborazione alla drammaturgia Marta Dalla Via, Diego Dalla Via, Michela Signori
con Marco Paolini
e con
Patrizia Laquidara
regia Fratelli Dalla Via
assistenza alla regia Teresa Vila
cura delle musiche Giuseppina Casarin
elementi scenici Mirko Artuso
direzione tecnica e fonica Piero Chinello
disegno luci e scene Michele Mescalchin
luci Nicola Munerati
assistenza tecnica Città Invisibile
grafica e foto di scena Gianluca Moretto
prodotto da Michela Signori
coproduzione Jolefilm e Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
Le opere idrauliche tendono a diventare invisibili, a confondersi con l’ambiente che le contiene. Succede agli argini di terra battuta, alle golene, ma anche alle stazioni di pompaggio, ai canali, ai serbatoi e perfino alle dighe.
Il paesaggio italiano diventa agricolo per stratificazioni di insediamenti durati secoli. Anche città e paesi si insediano (e si spostano…) per secoli. Le industrie solo da poco più di un secolo. Le opere idrauliche accompagnano ognuno di questi passaggi; non solo gli acquedotti dai romani in poi, ma le deviazioni e le arginature a volte imponenti, le opere di bonifica, i serbatoi idroelettrici, le reti di smaltimento. Il paesaggio italiano è artificio ma la rete delle opere idrauliche sfugge alla nostra percezione.
Un ponte è opera viaria o idraulica? Il wc o il rubinetto sono pezzi di edilizia civile o terminali di opere idrauliche? Quanto sarebbe diverso il paesaggio agricolo senza la circolazione di acqua di irrigazione e senza canali e pompe di smaltimento degli eccessi di pioggia?
Niente di tutto quello che vediamo è definitivo. Il cambiamento climatico impone di prendere in considerazione radicali cambiamenti del paesaggio che ci è familiare: potremo subirli o deciderli. I fiumi in Italia sono più di 6.000 molti di più i corsi d’acqua che non hanno diritto a un nome, ma fanno parte dei bacini idrografici. L’Europa conta 110 bacini idrografici l’Italia ne ha 7. Ciascuno contiene centinaia di corsi d’acqua più o meno importanti, ma ugualmente strategici come potenziali riserve, così come per l’acqua di falde sotterranee, nel bilancio idrico nazionale.
Bestiario idrico parla di fiumi e bestie d’ogni genere, narra storie di vita biologica e sociale legate ai fiumi. Narra dei conflitti e dei contratti che intorno all’acqua dei fiumi hanno dato forma a quel paesaggio che oggi riconosciamo come il nostro. Rende visibile il legame stretto tra le forme di governo dell’acqua e la qualità della vita sulle rive, non solo di una specie ma dell’intero ecosistema.
Bestiario idrico è realizzato anche con il sostegno di Estate Teatrale Veronese – Comune di Verona e si inserisce nel progetto Atlante delle Rive dedicato alle acque, che Marco Paolini ha ideato per La Fabbrica del Mondo.
21 – 22 settembre 2025, Teatro Romano di Verona (prima nazionale)
05 – 09 novembre 2025, Teatro Goldoni di Venezia
Info: Info e date
DOV'È IL PO?
con Marco Paolini
e con Mirko Artuso, Marta Dalla Via, Ted Keijser
testi di Giulio Boccaletti e Marco Paolini
creazione corale
Mirko Artuso, Diego Dalla Via, Marta Dalla Via, Ted Keijser, Marco Paolini, Michela Signori
dramaturg Teresa Vila
direzione tecnica e fonica Piero Chinello
disegno luci e scene Michele Mescalchin
prodotto da Michela Signori
produzione Jolefilm
in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures
I grandi fiumi attraversano confini, sono segni sulla carta di geografia politica con colori diversi per ogni nazione. Ma i fiumi “ragionano” per bacini, bacini idrografici.
La geografia fisica disegna i rilievi, ma le montagne sono riconoscibili per chiunque, mentre e piu difficile per noi riconoscere il bacino. Quello del Po attraversava confini fino a meno di due secoli fa. Il Ticino separava due sistemi territoriali diversi fondati su differenti rapporti tra acqua, spazio e citta : c’era un bacino Piemontese e uno Lombardo-Veneto.
Alla confluenza con il Ticino c’e il monumentale ponte della Becca in ferro: il Po di sopra e diverso da quello di sotto. La storia idraulica e politica del Po ci aiuta a capire non solo dov’e il fiume, ma anche dove siamo noi nel suo bacino. Cominciamo raccontando la storia del Po “di sopra” immaginando di poter raccontare il resto nel prossimo spettacolo.
Gli spettacoli Dov’è il Po? e Bestiario Idrico sono parte di un trittico e si inseriscono nel progetto Atlante delle Rive dedicato alle acque, ideato da Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo.
Info: Info e date
IL CANMINANTE: racconto di un cammino lungo il fiume Piave
di e con Mirko Artuso
Chi si sposta dal punto in cui di solito vive capisce prima la complessità delle cose e i suoi fragili equilibri. Come se sentisse l’odore, l’energia che c’è nell’aria. Ha le stesse percezioni di un cane. Compare e scompare e cerca di far perdere le sue tracce, come la gran parte dei fiumi o degli animali fuori dalla loro tana. Non ha valigie con le ruote. Quel poco di prezioso che porta con se, lo carica in spalla.
Il Canminante racconta storie attorno a un fuoco e in cambio chiede un letto per la notte e un pasto caldo. Sente a distanza l’odore di chi gli piace e chi no, ma è gentile con tutti (tutti quelli che sono gentili con lui). Riconosce di che “pasta” sono gli uomini e le donne da come camminano. A lui piacciono tanto i fiumi, gli alberi e le foreste e non ha bisogno di leggerlo sui giornali che stanno lentamente morendo, lo vede con i suoi stessi occhi. Ha una memoria infinita e per questo, purtroppo, ricorda tutto.
Questo è il racconto di quella volta che ho camminato per nove giorni lungo il fiume Piave.
ANTROPOCENE e altri poceti. Acqua_primo studio
di e con Marta e Diego Dalla Via
Il cinismo e l’ironia dei Fratelli Dalla Via si mettono in esplorazione del complesso universo delle acque. Processi e veleni, miracoli ed estinzioni, tragedie e comicità: un repertorio liquido su un presente difficile da leggere come un fiume che scorre.
Parlare d’acqua per provare a stare insieme. Parlare d’acqua per farsi carico della fragilità dell’uomo e dell’ambivalenza della natura, al tempo stesso madre e giudice severo del nostro pociare con l’ambiente.
R come RETRONE. Sillabario dei fiumi vicentini
a cura di Paola Rossi e Carlo Presotto
produzione Astralab – La Piccionaia
Una narrazione corale che parte da tante esplorazioni personali del fiume Retrone e le cuce con frammenti letterari, documenti storici, racconti leggendari e mitici. Il fiume Retrone gira come un serpente nella città, percorrendola a piedi potrebbero essere fiumi diversi, si fa presto a perdere l’orientamento. Eppure la città è costruita sull’acqua. Mulini, ponti, terrazze e giardini. Il fiume attraversa la città ma non le appartiene, perché la città non lo può vivere. Di sicuro sentono la responsabilità di custodirlo quei cittadini che sulle sue rive hanno immaginato 30 anni fa di costruire un parco, quel Parco Retrone che oggi ci indica una possibile pratica di relazione con il nostro futuro.
IL TERZO ELEMENTO
restituzione del laboratorio L’ho visto fare – progetto GEA – Giovani Energie in Attivazione di COGES Don Milani
di e con Alessia Gianni Guzzo, Davide Berardo, Davide Dal Zilio, Gaia Borsetto, Gianna Cornello, Giovanni Muffatto, Nicolò Traverso
video Marco Ducoli
make-up artist Davide Fornasari
regia Farmacia Zooè
Il terzo elemento è l’inizio di una mappatura delle acque che circondano Mirano e le sue frazioni, tra cui quella di Vetrego, che tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo è stata teatro degli scontri politici e territoriali tra Venezia e Padova.
Il terzo elemento ripercorre il rapporto tra l’uomo e i fiumi dal 1100 a oggi, attraversando storie di alluvioni, brigantaggio, terreni contesi, acqua che abbonda e acqua che scarseggia, e osservando come l’intervento sul territorio abbia regolamentato, migliorato o peggiorato le condizioni idriche delle nostre terre – e quindi, delle nostre vite.
DOV'È IL PO?
con Marco Paolini
e con Mirko Artuso, Marta Dalla Via, Ted Keijser
testi di Giulio Boccaletti e Marco Paolini
creazione corale
Mirko Artuso, Diego Dalla Via, Marta Dalla Via, Ted Keijser, Marco Paolini, Michela Signori
dramaturg Teresa Vila
direzione tecnica e fonica Piero Chinello
disegno luci e scene Michele Mescalchin
prodotto da Michela Signori
produzione Jolefilm
in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures
I grandi fiumi attraversano confini, sono segni sulla carta di geografia politica con colori diversi per ogni nazione. Ma i fiumi “ragionano” per bacini, bacini idrografici.
La geografia fisica disegna i rilievi, ma le montagne sono riconoscibili per chiunque, mentre e piu difficile per noi riconoscere il bacino. Quello del Po attraversava confini fino a meno di due secoli fa. Il Ticino separava due sistemi territoriali diversi fondati su differenti rapporti tra acqua, spazio e citta : c’era un bacino Piemontese e uno Lombardo-Veneto.
Alla confluenza con il Ticino c’e il monumentale ponte della Becca in ferro: il Po di sopra e diverso da quello di sotto. La storia idraulica e politica del Po ci aiuta a capire non solo dov’e il fiume, ma anche dove siamo noi nel suo bacino. Cominciamo raccontando la storia del Po “di sopra” immaginando di poter raccontare il resto nel prossimo spettacolo.
Gli spettacoli Dov’è il Po? e Bestiario Idrico sono parte di un trittico e si inseriscono nel progetto Atlante delle Rive dedicato alle acque, ideato da Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo.
Info: Info e date
BESTIARIO IDRICO
uno spettacolo di Marco Paolini
scritto con Giulio Boccaletti
collaborazione alla drammaturgia Marta Dalla Via, Diego Dalla Via, Michela Signori
con Marco Paolini
e con
Patrizia Laquidara
regia Fratelli Dalla Via
assistenza alla regia Teresa Vila
cura delle musiche Giuseppina Casarin
elementi scenici Mirko Artuso
direzione tecnica e fonica Piero Chinello
disegno luci e scene Michele Mescalchin
luci Nicola Munerati
assistenza tecnica Città Invisibile
grafica e foto di scena Gianluca Moretto
prodotto da Michela Signori
coproduzione Jolefilm e Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
Le opere idrauliche tendono a diventare invisibili, a confondersi con l’ambiente che le contiene. Succede agli argini di terra battuta, alle golene, ma anche alle stazioni di pompaggio, ai canali, ai serbatoi e perfino alle dighe.
Il paesaggio italiano diventa agricolo per stratificazioni di insediamenti durati secoli. Anche città e paesi si insediano (e si spostano…) per secoli. Le industrie solo da poco più di un secolo. Le opere idrauliche accompagnano ognuno di questi passaggi; non solo gli acquedotti dai romani in poi, ma le deviazioni e le arginature a volte imponenti, le opere di bonifica, i serbatoi idroelettrici, le reti di smaltimento. Il paesaggio italiano è artificio ma la rete delle opere idrauliche sfugge alla nostra percezione.
Un ponte è opera viaria o idraulica? Il wc o il rubinetto sono pezzi di edilizia civile o terminali di opere idrauliche? Quanto sarebbe diverso il paesaggio agricolo senza la circolazione di acqua di irrigazione e senza canali e pompe di smaltimento degli eccessi di pioggia?
Niente di tutto quello che vediamo è definitivo. Il cambiamento climatico impone di prendere in considerazione radicali cambiamenti del paesaggio che ci è familiare: potremo subirli o deciderli. I fiumi in Italia sono più di 6.000 molti di più i corsi d’acqua che non hanno diritto a un nome, ma fanno parte dei bacini idrografici. L’Europa conta 110 bacini idrografici l’Italia ne ha 7. Ciascuno contiene centinaia di corsi d’acqua più o meno importanti, ma ugualmente strategici come potenziali riserve, così come per l’acqua di falde sotterranee, nel bilancio idrico nazionale.
Bestiario idrico parla di fiumi e bestie d’ogni genere, narra storie di vita biologica e sociale legate ai fiumi. Narra dei conflitti e dei contratti che intorno all’acqua dei fiumi hanno dato forma a quel paesaggio che oggi riconosciamo come il nostro. Rende visibile il legame stretto tra le forme di governo dell’acqua e la qualità della vita sulle rive, non solo di una specie ma dell’intero ecosistema.
Bestiario idrico è realizzato anche con il sostegno di Estate Teatrale Veronese – Comune di Verona e si inserisce nel progetto Atlante delle Rive dedicato alle acque, che Marco Paolini ha ideato per La Fabbrica del Mondo.
21 – 22 settembre 2025, Teatro Romano di Verona (prima nazionale)
05 – 09 novembre 2025, Teatro Goldoni di Venezia
Info: Info e date
IL CANMINANTE: racconto di un cammino lungo il fiume Piave
di e con Mirko Artuso
Chi si sposta dal punto in cui di solito vive capisce prima la complessità delle cose e i suoi fragili equilibri. Come se sentisse l’odore, l’energia che c’è nell’aria. Ha le stesse percezioni di un cane. Compare e scompare e cerca di far perdere le sue tracce, come la gran parte dei fiumi o degli animali fuori dalla loro tana. Non ha valigie con le ruote. Quel poco di prezioso che porta con se, lo carica in spalla.
Il Canminante racconta storie attorno a un fuoco e in cambio chiede un letto per la notte e un pasto caldo. Sente a distanza l’odore di chi gli piace e chi no, ma è gentile con tutti (tutti quelli che sono gentili con lui). Riconosce di che “pasta” sono gli uomini e le donne da come camminano. A lui piacciono tanto i fiumi, gli alberi e le foreste e non ha bisogno di leggerlo sui giornali che stanno lentamente morendo, lo vede con i suoi stessi occhi. Ha una memoria infinita e per questo, purtroppo, ricorda tutto.
Questo è il racconto di quella volta che ho camminato per nove giorni lungo il fiume Piave.
ANTROPOCENE e altri poceti. Acqua_primo studio
di e con Marta e Diego Dalla Via
Il cinismo e l’ironia dei Fratelli Dalla Via si mettono in esplorazione del complesso universo delle acque. Processi e veleni, miracoli ed estinzioni, tragedie e comicità: un repertorio liquido su un presente difficile da leggere come un fiume che scorre.
Parlare d’acqua per provare a stare insieme. Parlare d’acqua per farsi carico della fragilità dell’uomo e dell’ambivalenza della natura, al tempo stesso madre e giudice severo del nostro pociare con l’ambiente.
R come RETRONE. Sillabario dei fiumi vicentini
a cura di Paola Rossi e Carlo Presotto
produzione Astralab – La Piccionaia
Una narrazione corale che parte da tante esplorazioni personali del fiume Retrone e le cuce con frammenti letterari, documenti storici, racconti leggendari e mitici. Il fiume Retrone gira come un serpente nella città, percorrendola a piedi potrebbero essere fiumi diversi, si fa presto a perdere l’orientamento. Eppure la città è costruita sull’acqua. Mulini, ponti, terrazze e giardini. Il fiume attraversa la città ma non le appartiene, perché la città non lo può vivere. Di sicuro sentono la responsabilità di custodirlo quei cittadini che sulle sue rive hanno immaginato 30 anni fa di costruire un parco, quel Parco Retrone che oggi ci indica una possibile pratica di relazione con il nostro futuro.
IL TERZO ELEMENTO
restituzione del laboratorio L’ho visto fare – progetto GEA – Giovani Energie in Attivazione di COGES Don Milani
di e con Alessia Gianni Guzzo, Davide Berardo, Davide Dal Zilio, Gaia Borsetto, Gianna Cornello, Giovanni Muffatto, Nicolò Traverso
video Marco Ducoli
make-up artist Davide Fornasari
regia Farmacia Zooè
Il terzo elemento è l’inizio di una mappatura delle acque che circondano Mirano e le sue frazioni, tra cui quella di Vetrego, che tra il dodicesimo e il quattordicesimo secolo è stata teatro degli scontri politici e territoriali tra Venezia e Padova.
Il terzo elemento ripercorre il rapporto tra l’uomo e i fiumi dal 1100 a oggi, attraversando storie di alluvioni, brigantaggio, terreni contesi, acqua che abbonda e acqua che scarseggia, e osservando come l’intervento sul territorio abbia regolamentato, migliorato o peggiorato le condizioni idriche delle nostre terre – e quindi, delle nostre vite.
Cos’è Atlante delle Rive?
Atlante delle Rive è un progetto triennale che unisce teatro e territorio per raccontare la complessità del mondo dell’acqua in Italia. Non ha l’ambizione di risolvere i problemi, ma di raccontarli, creare connessioni, di far nascere e crescere la voglia di prendersi cura dei nostri fiumi. Il nostro è un cast di cittadinanza, persone che conoscono profondamente un pezzo del grande puzzle dell’acqua.
Artisti del teatro, giornalisti e divulgatori, tecnici ed esperti che si occupano di acquedotti, consorzi di bonifica, biodiversità, analisi della qualità… Ognuno custodisce un tassello prezioso di conoscenza, il nostro obiettivo è offrire collegamenti tra i diversi saperi.
Cos’è Atlante delle Rive?
Atlante delle Rive è un progetto triennale che unisce teatro e territorio per raccontare la complessità del mondo dell’acqua in Italia. Non ha l’ambizione di risolvere i problemi, ma di raccontarli, creare connessioni, di far nascere e crescere la voglia di prendersi cura dei nostri fiumi. Il nostro è un cast di cittadinanza, persone che conoscono profondamente un pezzo del grande puzzle dell’acqua.
Artisti del teatro, giornalisti e divulgatori, tecnici ed esperti che si occupano di acquedotti, consorzi di bonifica, biodiversità, analisi della qualità… Ognuno custodisce un tassello prezioso di conoscenza, il nostro obiettivo è offrire collegamenti tra i diversi saperi.
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Un progetto di
Realizzato da
Main partner
Partner di progetto
Partner sul territorio
Con il sostegno di
UnicaReti S.p.A. – Società di beni pubblici, idrico e gas
Partner scientifico
Con il patrocinio di
Partner culturale
Media partner
Un progetto di
Realizzato da
Main partner
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Partner sul territorio
Con il sostegno di
UnicaReti S.p.A. – Società di beni pubblici, idrico e gas
Partner culturale
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